Liberty

Correva l’anno 1899. La famiglia Pellegrino aveva appena costruito la cantina di Marsala quando proprio lì di fronte venne messo all’asta un terreno che era appartenuto ai frati Cappuccini. La fortuna volle che Paolo e Carlo Pellegrino riuscissero a fare la migliore offerta, e così divennero proprietari di un meraviglioso giardino e della villa lì costruita, lasciata poi in eredità ai loro figli, ai figli dei figli, e così via di generazione in generazione.

Anche se oggi è inglobata nel tessuto urbano, anticamente era la cosiddetta villa di campagna, circondata da prati di frumento e orzo. Nata nel periodo della Belle Epoque e dell’Art-Nouveau, che in Sicilia hanno visto splendore, questa villa ne conserva l’eleganza dello stile, tipicamente liberty. Ma ora aprite la mente all’immaginazione e lasciatevi guidare in questo viaggio alla scoperta di un piccolo paradiso terrestre.

Non appena varcato il portone d’ingresso della proprietà, ci si trova di fronte ad un immenso giardino. Parlare di giardino in effetti è limitativo. È piuttosto un parco, che comprende alberi e piante centenarie di varie specie, oltre a vasi, statue e fontane: tutti elementi che evidenziano fin da subito la storicità della villa. Si inizia percorrendo un viale di ficus di grosso fusto e notevole altezza, costeggiato da pregiati vasi rossi in terracotta realizzati dallo scultore marsalese Teodoro Mollica. Alla sinistra del viale un vasto agrumeto, impreziosito dalla presenza di tre statue che rappresentano le divinità del raccolto, tra cui Pomona, la dea dei frutti. Alla fine del viale si incontrano palme di varie specie e di diversa altezza, oltre a due imponenti ficus magnolie centenari, piantati qui proprio da Carlo Pellegrino. Sempre lui piantò in questo parco delle aerocarie, una per ogni suo figlio.

Si passeggia dunque su un antico viale lastricato in pietra di Castellammare, incontrando ad ogni passo piante grasse della famiglia delle aloe, tipicamente mediterranee, cactus, agave, asparagus, campanule bianche, ibiscus, rose, pomelie, jacarande, kenzie, yucca, sansevierie, oltre ad alcune piante verdi rare, che solo in Sicilia trovano dimora. Il tutto è adornato da giare, antichi attrezzi da lavoro, panche d’epoca in tufo, rocce tipiche siciliane, archi decorativi, fontane con putti, statue di satiri, l’aiuola del Pescatore, una piccola grotta con delle statue raffiguranti Bacco, Silene e due satiri, i due leoni simbolo della Pellegrino. Ad ogni angolo si scoprono nuovi dettagli: anfore, statue che raffigurano il fondatore e altri componenti della famiglia, perfino una cappelletta non consacrata dove si sono celebrati matrimoni, un’antica voliera per pappagalli, un gazebo in pietra dall’aspetto arabeggiante dove nelle sere d’estate si usava prendere il tè circondati da profumati gelsomini. Cancelli e ringhiere sono in ferro battuto, prodotti da maestri ferrai siciliani.

Alla villa si accede poi attraverso una piccola scalinata in pietra Misca. Tutt’intorno, una balconata con colonnine in pietra di Malta sul fronte, in tufo siciliano sul retro. Decorano la balconata alcuni vasi in terracotta di Firenze. Molto caratteristici i colori della villa: il rosso della terra, il beige della sabbia, l’azzurro del mare. Puro stile liberty, sempre legato al territorio. Mantenuti originali alcuni elementi come le pensiline in ferro battuto e vetro e gli infissi in legno. Sul fronte un fregio: sono le iniziali del fondatore Carlo Pellegrino.

La villa, dove si sono succedute tutte le generazioni Pellegrino, è oggi abitata dal presidente e tutta la sua famiglia. E proprio le passioni del presidente si respirano all’interno, in particolare l’amore per la musica classica, l’arte, la letteratura – soprattutto quella legata al romanticismo russo – e la storia, in primis quella dei paesi del Mediterraneo nel Cinquecento. Lo stile liberty è anche qui una costante, e lo si ritrova in tutto l’arredo. Ogni oggetto custodito in questa casa racconta una storia. Tutto è scelto con estrema cura e ricercatezza. A partire dalle mattonelle a terra, tutte dipinte a mano e diverse di stanza in stanza, appartenenti al liberty palermitano. Partendo dal salottino d’ingresso, troviamo porte in legno di frassino su disegno del Basile. Un grande camino in legno di rovere con decori liberty. Poltrone con tessuti originali ottocenteschi di William Morris provenienti dall’Inghilterra. Sempre di Morris sono anche le carte da parati, con decori sempre tipicamente liberty. Due tavolini francesi di Majorelle, di fine Ottocento. Una vetrina Ducrot illuminata, che conserva una collezione di cristalli d’epoca, tra cui una coppa dell’antico Ordine della Giarrettiera. Un pianoforte inglese della fabbrica Whiting. Foto e ritratti di famiglia. Un portacandela da terra in ferro battuto che raffigura uno struzzo. Vasi liberty. Un pannello decorativo in legno e due piccole statuette dipinte di giallo raffiguranti un cane e un gatto, autografate da Emile Gillè. Dettagli raffinati, ogni oggetto ha la sua collocazione precisa, nulla è lasciato al caso.

Percorrendo le stanze si incontrano divani e poltrone con tessuti d’epoca. Quadri di ammirevole bellezza, come una tempera del noto De Carolis. Un poster originale di Mucha acquistato a Londra. Un paravento palermitano di vetro artistico, raffigurante colorati pavoni. Lampadari antichi, pregiati ed imponenti, di estrema eleganza. Mappe antiche e arazzi. Sedie in vimini. Salta all’occhio un grande ventaglio di piume di struzzo e madreperla: era appartenente alla regina Margherita di Savoia. Oggetti preziosi, pezzi unici. Nello studio del presidente spicca il mobilio in legno pregiato, dalla libreria, alla scrivania. Appese al muro, ricoperto da un’altra carta da parati di Morris, due ceramiche biscuit.

Nella sala da pranzo i soffitti sono in legno. Le mattonelle a terra anche qui sono dipinte a mano e l’artista stavolta è Giovanni De Simone. Al muro è appeso un piatto di ceramica di Albenga del Seicento. Nella stanza si trova una vetrina dove è esposta una collezione di tazze da tè portate da Josephine Despagne, moglie di Carlo Pellegrino, direttamente dalla Francia. In un angolo c’è una grande radio d’epoca con giradischi della fabbrica IMC Radio, acquistata nel 1945. La radio è sovrastata da un ritratto appeso al muro autografato dall’artista ungherese F.P. Bay. La camera da letto principale colpisce per la pregevolezza degli arredi in legno, dalla testata del letto intagliata, ai comodini, alla specchiera. Tutto l’arredo risale agli ultimi anni dell’Ottocento. Anche qui le piastrelle sono state dipinte a mano da Giovanni De Simone. La seconda stanza da letto, dove anticamente dormiva Paolo Pellegrino, non è da meno, con un particolare soffitto affrescato con tecnica ad olio.

Ecco dunque che la villa parla da sé. Liberty allo stato puro, storia in ogni angolo. Una villa che racconta una vita. Una villa che oggi, come 140 anni fa, continua ad avere sempre la porta aperta, pronta a divenire luogo d’incontro e ad accogliere familiari e amici, facendoli sentire a Casa.