One of a Kind

All’interno delle nostre cantine storiche di Marsala, sono custoditi numerosi tesori. Fra questi, gli originali calchi della Nave Punica del 300 a.C. ritrovata nelle acque antistanti la cantina, alla cui missione di scavo e restauro collaborò la famiglia Pellegrino in persona. Se non avete mai sentito raccontare questa storia, mettetevi comodi e preparatevi a restarne strabiliati.

Era il 1969 quando il capitano marsalese Diego Bonini, dragando a largo dell’Isola Lunga, trovò nella trivella della draga alcuni pezzi di legno antico. Erano i relitti di una nave punica del 300 a.C. La nave era una Liburna bellica, originariamente di trentacinque metri, che poteva trasportare un equipaggio di cento persone, rimasta in perfetto stato di conservazione tra sabbia e alghe: un esemplare unico al mondo. Forse per il caso o per destino, in quel periodo la studiosa inglese Miss Honor Frost, esperta di archeologia marina, si trovava a Mothia, così le fu affidata la missione di recupero del relitto. L’equipe di archeologi impegnati in quest’opera – composta da quaranta esperti volontari, provenienti da tutto il mondo – non aveva tuttavia finanziamenti sufficienti e la famiglia Pellegrino, credendo molto nell’iniziativa, decise di dare un contributo economico, tecnico e logistico, offrendo ospitalità allo staff e mettendo a disposizione locali e strutture per la conservazione del legno in vasche di desalinizzazione.

I tecnici di Pellegrino costruirono serbatoi e attrezzature ovunque potessero trovare spazio: nella cantina, nell’officina meccanica, perfino nella villa privata del Presidente. Un lavoro esemplare – sviluppato nell’arco temporale di 13 anni – che ha visto applicare le competenze enologiche della produzione vinicola al campo archeologico, mettendo in piedi un laboratorio definito dalla British School di Roma “uno dei centri più efficienti per il trattamento dei reperti di legno da vecchie navi che ci siano in Europa”, tanto che a fine missione fu smontato e trasferito a Bodrum (Alicarnasso) per continuare il suo lavoro prendendosi cura di un’altra nave.

I ritrovamenti di ossa animali sulla nave fanno pensare che i marinai a bordo seguissero una dieta proteica; sono stati rinvenuti anche gusci di mandorla e pistacchio, noccioli di oliva, ciliegia e albicocca e altri resti di origine vegetale. La nave punica aveva infatti al suo interno una grande quantità di pietre per la zavorra che, durante il naufragio, hanno permesso di frenare la dispersione del contenuto della stiva; tra i rilevamenti, è stato possibile individuare anche una borsa contenente materiali organici: probabilmente piante verdi che, com’è dimostrato da documentazione scientifica, in parte erano utilizzate per l’alimentazione dell’equipaggio, in parte erano date ai marinai sotto forma di infuso nei momenti di stanchezza.

RICOSTRUZIONE ED ESPOSIZIONE

Per la ricostruzione ed esposizione della nave, si decise di destinare il Baglio Anselmi, situato nella punta del promontorio Boeo di Marsala, a Museo della Nave Punica. Qui il Presidente di Pellegrino si assunse personalmente l’onere di comprare un deumidificatore industriale York che venne installato in questo ambiente per proteggere la nave. Oggi i pezzi rimanenti della nave sono inseriti in un grande telaio di ferro per dare ai visitatori un senso delle dimensioni e delle linee della nave originale di 115 piedi. Una piattaforma rialzata consente l’esame delle articolazioni della nave e dell’anfora di argilla che riposa nello scafo. Le lettere fenicie non sono più visibili, il loro pigmento a base d’acqua è sbiadito alla luce, ma grazie all’attenta catalogazione e pubblicazione di Honor Frost, i segreti della costruzione navale continuano a vivere.

Il supporto dato dalla famiglia Pellegrino all’archeologa, diventata poi cittadina onoraria di Marsala, fu così importante che alla fine dell’opera di restauro Miss Frost, in segno di gratitudine e a coronamento di un’amicizia reciproca ormai profonda, donò alle Cantine i calchi in gesso della nave, provvedendo lei stessa alla loro disposizione all’interno della struttura. A tutt’oggi, questi calchi rivestono un elevato interesse scientifico, in quanto conservano alla perfezione forma, colori e iscrizioni riportate sui legni una volta estratti dall’acqua del mare. Proprio in tempi recenti un team di esperti in architettura e archeologia navale guidato da Giulia Boetto (ricercatrice e vicedirettrice del Centre Camille Jullian dell’Università Aix Marseille-CNRS) e da Mateusz Polakowski (dottorando dell’Università di Southampton), è stato accolto nelle Cantine Pellegrino per effettuare il rilievo digitale con uno scanner laser dei calchi in gesso della Nave Punica. Obiettivo della missione quello di realizzarne modelli 3D per lo studio, la divulgazione e valorizzazione dello storico reperto. Ed era proprio questa l’intenzione di Honor Frost all’epoca della realizzazione del calco: creare un modello che potesse resistere negli anni e permettere così agli studiosi che l’avrebbero succeduta di potere continuare a effettuare attività di ricerca attraverso il confronto del calco con i legni originali del relitto.

Il nostro Presidente, Pietro Alagna, per il grande supporto fornito nell’opera di recupero della Nave Punica, venne insignito dalla Regina d’Inghilterra del titolo di Membro Onorario dell’Ordine del British Empire. Oggi, a distanza di mezzo secolo, descrive questa impresa come “la più grande avventura della mia vita”, mentre i suoi discendenti sono ancora impegnati in prima linea nella difesa e valorizzazione della Nave Punica di Marsala, contribuendo alle sue opere di restauro.

Un storia che ha dell’incredibile, non è vero? Per venire a vedere con i vostri occhi l’esemplare unico al mondo, così tanto amato e difeso dalla famiglia Pellegrino, vi aspettiamo nelle nostre cantine storiche a Marsala.

Scopri la Special Edition Miss Honor