Famiglia 2017-10-17T12:20:15+00:00
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Un ritmo lento scandisce la vita di una terra e dei suoi uomini, elevando nobiltà d’animo e perpetuando antiche tradizioni contadine. È il ritmo che ravviva le ore, i giorni, i mesi e gli anni a Marsala, nel lembo occidentale dell’isola, teatro di storie di contadini, donne e uomini, immersi nel laborioso lavoro della terra.

Nel Settecento, la bellezza di Marsala è riservata, silente, ma luccica al sole come oro fuso. Sfumature ambrate la avvolgono nelle calde e assolate giornate d’estate, mentre cristalli di sale emergono dalle acque dello Stagnone e carretti di legno intarsiato battono le strade polverose. La vita vera è in campagna, in vigna. Lì dove la semplicità naturale del coltivare le uve è il segreto di una cittadina che presto svelerà al mondo la sua vocazione, intersecata nella magia dei filari, allevati con cura e rispetto. Immense le distese di varietà autoctone e di Grillo, le cui uve trovano in quella terra la loro culla più dolce. E dal cu nettare i contadini ricavano il loro vino, il perpetuum. Ancora tutto sembra scorrere lentamente, senza una vera consapevolezza delle potenzialità di quel vino. Tutto si tramanda con devozione, tradizione, cura. Ma arriva il tempo in cui la bellezza si svela al mondo per opera di uno straniero giunto per mare. Lui è John Woodhouse, commerciante inglese, che scoprendo la similitudine del vino marsalese con il Porto e il Madera, lo diffonde in tutto il mondo, aumentandone la gradazione alcolica. Il primo carico di Marsala sbarca in Inghilterra. Da quel momento storico, le sorti della città, destinata a divenire Città del Vino, cambiano per sempre. I ritmi diventano più frenetici; le colture agricole lasciano spazio alle vign; il tessuto sociale di Marsala si lega indissolubilmente alle sorti del vino, ormai conosciuto in tutto in mondo. Anche la vita in campagna muta il suo volto, con case e torri adibite a magazzini per botti e torchio. Crescono la produzione agricola e le botteghe dei mastri bottai, che lavorano incessantemente per forgiare quel legno di castagno dove il vino riposa. Il cambiamento sociale, agricolo, imprenditoriale trasforma Marsala e il suo ritmo laborioso diventa incessante. Nascono le più belle cantine della Sicilia del vino. Tra queste, la Carlo Pellegrino.

Nel 1880 il notaio Paolo Pellegrino, viticoltore per passione, fonda la cantina destinata a diventare una delle più importanti in Sicilia. Ma la visione che lo spinge a dar vita ad un sogno è un atto di riscatto e di amore per il vino di Marsala. Da quel momento è quel sogno che guida la famiglia Pellegrino, con autorevolezza maschile e sensibilità femminile, qualità fuse e tramandate da generazione in generazione per cambiare le sorti del vino di Sicilia. La prima donna a prendere in mano la gestione aziendale è la gentildonna Josephine Despagne, sposa di Carlo Pellegrino. Grazie alla sua sensibilità per la vigna, ereditata dal padre, l’ enotecnico francese Oscar Pierre Despagne, originario del sauternais, Josephine porta in dote i saperi francesi in quella terra baciata dal sole. Ed insieme alla autorevole lungimiranza di Carlo, guida la Carlo Pellegrino ad un futuro mai immaginato. Passione e anima diventano i motori del lavoro, in vigna e in cantina. I ritmi ritornano lenti: non c’è fretta di produrre. L’immagine del vino di Marsala evolve tra le mani di una famiglia che diventerà la più grande famiglia del vino siciliano.

Oggi come allora, sono gli eredi, giunti alla sesta generazione, a guidare il sogno iniziato nel 1880. Le calde giornate marsalesi recuperano la loro fascinosa bellezza. Si assaporano i cambiamenti benefici del territorio, che evolve recuperando la naturale bellezza di un tempo. Marsala riconquista la sua luce; filari di vigne curate si stendono tra le più belle tenute agricole della zona. Mentre in cantina, non passa un solo giorno senza che le parole del fondatore restino un faro acceso sul cammino della cantina siciliana.

Nella semplicità assoluta, nulla è urlato. L’amore non grida per mettersi in mostra. Agisce. E le giornate scorrono lente, mentre i grappoli d’uva maturano al sole. Si chiacchiera, si preparano le antiche pietanze di un tempo, si va in bici, si va in vigna a vedere le uve crescere, si viaggia per far conoscere il vino nel mondo. Ma tutto ha origine nell’umiltà nobile di sempre, quella autentica dote tramandata dalla famiglia Pellegrino, signora del vino siciliano.

“Bisogna immaginare un futuro florido e grande per la Sicilia del vino, crederci e avere cura della terra generosa per dare vita al sogno, perfezionandolo sempre più”

E allora il segreto del successo non è dato dai numeri, ma dall’impronta d’amore che si tramanda, che cura e protegge Marsala e il suo vino. Inizia un impegno sociale che da sempre contraddistingue la famiglia Pellegrino. Un legame profondo con la terra d’origine che si manifesta nel grande mecenatismo che porta non solo alla valorizzazione del vino, ma anche a quella delle risorse agricole e naturali che caratterizzano l’isola occidentale. Ci sono le saline da cui estrarre sale marino integrale, oro bianco tra i migliori al mondo. Gli uliveti, centenari, coltivati nelle tenute di famiglia. E poi l’arte e la cultura, immenso patrimonio ereditato dall’isola, da custodire e tramandare. Preziose collezioni di attrezzi agricoli e di carretti ottocenteschi diventano esposizioni permanenti tra le suggestive botti della cantina storica. Resti dell’antica civiltà punica che circondano le cantine storiche, diventano il simbolo di una passato nobile e glorioso. Così come il calco del restauro di una nave punica da guerra, donato da un’archeologa inglese alla famiglia Pellegrino per averne finanziato il restauro. Tutte prove del legame d’amore con Marsala, oltre il vino. Come la conservazione dell’archivio Ingham Whitaker con centodieci volumi che testimoniano la nascita del Marsala, documentata da contratti commerciali. Un archivio che la famiglia custodisce e mette a disposizione di chi ha voglia di visionarlo e studiarlo.

Nella semplicità assoluta, nulla è urlato. L’amore non grida per mettersi in mostra. Agisce. E le giornate scorrono lente, mentre i grappoli d’uva maturano al sole. Si chiacchiera, si preparano le antiche pietanze di un tempo, si va in bici, si va in vigna a vedere le uve crescere, si viaggia per far conoscere il vino nel mondo. Ma tutto ha origine nell’umiltà nobile di sempre, quella autentica dote tramandata dalla famiglia Pellegrino, signora del vino siciliano.

Produciamo un’ampia varietà di vini siciliani.

Vini bianchi e rossi, espressione autentica del territorio d’origine, moscati e passiti di Pantelleria, vini liquorosi e marsala nelle loro diverse varianti. Grazie alla diversità dei microclimi ed alla presenza delle nostre tre cantine distribuite sul territorio, oggi siamo gli unici in grado di offrire le tre diverse tipologie di vini siciliani.

Alta Specializzazione. In vigna e in cantina. Zone di coltivazione differenziate, tre diverse cantine – Cardilla per i vini, Pantelleria per i passiti, Marsala per l’omonimo vino ed i liquorosi – con attrezzature, tecnologie ed enologi dedicati ad ogni tipologia di vini. Tre differenti produzioni figlie di territori, attrezzature e uomini fortemente specializzati.

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